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CHI E' EMME TEAM

 

EMME è specializzato nell'aiutare i proprietari del Diritto d'Autore a proteggere le loro opere e proprietà artistiche contro la PIRATERIA, nel monitoraggio della propria reputazione in rete con un servizio di WEB REPUTATIONnel fornire assistenza investigativa e legale alle VITTIME DEL WEB, nella lotta contro REVENGE PORN e PEDO-PORNOGRAFIA.

EMME è un trade mark statunitense sotto il quale studi legali e professioniali negli Stati Uniti d'America e in Europa, lavorano insieme per dare assistenza a tutti coloro che hanno bisogno di risultati immediati nell'ambito informatico e internet, un team che grazie alle leggi statunitensi è in grado di aiutare chiunque, specialmente chi non può permettersi di pagare esorbitanti spese legali.

 

EMME non è una società italiana, è un marchio creato per aiutare chi ha bisogno.

ELABORAZIONE AUDIO AMBIENTALI 

CASO DENISE PIPITONE

 

 

 

Decifrate le parole di Marco Vannini presenti nelle registrazioni al 118 effettuate la notte del 5 maggio del 2015.

Emme Team, il gruppo di esperti, legali e consulenti statunitensi e italiani, che lottano contro il Revenge Porn e i reati online, offrendo servizi gratuiti alla vittime del web, ha chiamato un collaboratore d’eccezione, l’esperto del suono Lee Orloff, il sound mixer nominato per ben 7 volte agli Oscar e vincitore della statuetta per il film Terminator 2.

 

Orloff ed Emme Team hanno messo a disposizione le migliori tecnologie e l’esperienza del team che in 30 anni si é occupato della produzione del suono dei film di James Cameron e Michael Mann, oltre che di tutti i film della Marvel e DC Comis, da Avenger a Iron Man fino all’ultimo Suicide Squad, in uscita il prossimo anno, oltre che della serie televisiva Westworld.

 

Il file audio é stato ripulito e le frequenze audio sono state separate, permettendo finalmente un più chiaro ascolto che ha portato non solo a comprendere cosa Marco stava dicendo, ma anche a capire in quale ambiente della casa si trovava durante la chiamata al 118 e chi fosse realmente con lui. La consulenza tecnica é stata depositata dall’Avv. Celestino Gnazi e ora Emme Team e uno dei loro legali italiani, l’Avv. Salvatore Pettirossi, hanno messo a disposizione un team tecnico che si occuperà di portare in aula la strumentazione audio adeguata per l’ascolto della registrazione.

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ELABORAZIONE AUDIO/VIDEO

IL CASO MARCO VANNINI

FINALMENTE SCOPERTE LE PAROLE DI MARCO VANNINI CONTENUTE NELLE REGISTRAZIONI DELLA CHIAMATA AL 118.

Quarto Grado - Puntata 26 Giugno 2020

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OMICIDIO VANNINI

QUELLA SERA A CASA CIONTOLI C'ERANO ALTRE DUE PERSONE

Due nuove voci sono state identificate negli audio della telefonata di Federico Ciontoli al 118: “Non lo muovi”, “è un taglio”, “spiegaglielo bene”

Altre due persone sarebbero state presenti in casa Ciontoli la notte in cui Marco Vannini, appena 20enne, morì in seguito a un colpo di arma da fuoco sparato dal padre della fidanzata Martina, Antonio Ciontoli.

Da quanto accertato finora, sembrava che in casa Ciontoli quella sera ci fossero, oltre a Marco: la fidanzata Martina, il padre di lei Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, l’altro figlio Federico con la sua ragazza Viola Giorgini. Ma le cose potrebbero stare diversamente. Infatti in quella casa, nella tragica notte del 17 maggio 2015 ci sarebbero state altre due persone. Le voci di due sconosciuti sono state infatti isolate grazie alla consulenza fonica sugli audio delle telefonate fatte dai Ciontoli quella sera al 118, disposta dai legali di parte civile dei genitori di Marco.

“Non lo muovi”, “è un taglio”, “spiegaglielo bene”. Sono queste le indicazioni che le voci avrebbero dato a Federico Ciontoli mentre era al telefono con il 118, in una prima chiamata ai soccorsi poi annullata.

Di questa tragedia e di tutti i suoi misteri e contraddizioni, ci siamo occupati molte volte con Giulio Golia e Francesca De Stefano in molti servizi che ritrovate raccolti in fondo all’articolo. L’8 luglio è iniziato il nuovo processo per la famiglia Ciontoli, dopo l’annullamento del precedente secondo grado stabilito dalla Cassazione nel febbraio scorso. Nel processo bis di fronte alla Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Roma, i Ciontoli sono accusati di omicidio volontario.

 

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ELABORAZIONE AUDIO PRIMA CHIAMATA 118

INDIVIDUAZIONI E VOCI - HI-LOWPASS 18.7 13064.7 - 48Hz


Essendoci state diverse opinioni su quanto riscontrato dalla consulenza tecnica che riguarda l'individuazione delle voci non identificate all'interno della registrazione audio della prima chiamata al 118 effettuato da Federico Ciontoli, abbiamo pensato di postare parte della perizia, ovvero il file audio che mostra come si e' proceduto a riconoscere due voci esterne, mai identificate prima di questo momento. 

L'audio e' stato elaborato per essere ascoltato con attrezzature professionali che permettono un ascolto di tutte le frequenze all'interno del file, ma grazie anche alla grafica, speriamo che possiate comprendere meglio il lavoro svolto dai tecnici che hanno ripulito la registrazione.

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OMICIDIO VANNINI

LE ULTIME PAROLE" TI PREGO BASTA, MI FA MALE, PORTAMI IL TELEFONO".

Un team di tecnici Usa svela le ultime parole di Marco Vannini mentre il padre della fidanzata Antonio Ciontoli sta chiamando il 118. Noi de Le Iene, con Giulio Golia e Francesca Di Stefano, vi abbiamo parlato anche di queste parole ora scientificamente decriptate, raccontandovi da tempo con numerosi servizi e uno speciale tutto quello che ancora non torna nella ricostruzione dell’omicidio di questo ragazzo di 20 anni

“Dov'è il telefono, portamelo, portami il telefono, mi fa male, mi fa male il braccio. Ti prego basta, mi fa male, portami il telefono”. Sarebbero queste le ultime parole pronunciate da Marco Vannini nel salotto dei Ciontoli, secondo quanto l’americano Team Emme ha ricostruito per la trasmissione televisiva Quarto Grado. Parole che si sentono dall’audio della telefonata tra Antonio Ciontoli e il 118 nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, quando il ragazzo muore ucciso da un colpo di pistola sparatogli mentre si trovava a casa dei genitori della fidanzata Martina. Di questa tragedia e di tutti i suoi misteri e contraddizioni, e di queste parole ora scientificamente decriptate, ci siamo occupati molte volte con Giulio Golia e Francesca De Stefano con i molti servizi che ritrovate raccolti qui in fondo all’articolo e con lo Speciale che potete vedere qui sopra.

Le parole pronunciate da Vannini raccontano l’agonia di quegli interminabili minuti, prima che vengano attivati i soccorsi. Ora il processo deve ripartire dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna a 5 anni per omicidio colposo per Antonio Ciontoli, padre dell’allora fidanzata di Marco, Martina (Ciontoli ha raccontato di aver sparato per errore al ragazzo).

 

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Marco Vannini, isolate le ultime parole durante la telefonata al 118: «Ti prego, basta»
Una perizia realizzata da una squadra di esperti statunitensi e raccontata in anteprima dalla trasmissione Quarto Grado potrebbe rivelare nuovi dettagli sull’omicidio di Marco Vannini, avvenuto cinque anni fa a Ladispoli. I tecnici di Emme Team hanno avuto modo di elaborare la registrazione della telefonata al 118 partita dall’abitazione della famiglia 

Ciontoli e, attraverso un sofisticato lavoro di pulizia dell’audio e di studio approfondito delle frequenze, avrebbero identificato, isolato e trascritto la voce di Vannini, rivelando quelle che potrebbero essere state le sue ultime parole. Il prossimo 8 luglio comincerà il processo d’appello bis sulla sua morte, dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado con cui Antonio Ciontoli era stato condannato a cinque anni di reclusione per omicidio colposo.

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Linkhttps://www.corriere.it/cronache/20_giugno_27/marco-vannini-ultime-parole-omicidio-telefonata-118-02a61b68-b861-11ea-b2d0-312cc6f9a902.shtml

Link Video: https://www.youtube.com/watch?v=Qv1KANhuoFc

Vannini, 3 punti per il nuovo processo:

I vicini, le intercettazioni e la chiamata al 118

Gli avvocati della famiglia di Marco Vannini hanno depositato un’istanza perché vengano considerati tre nuovi elementi nel nuovo processo d’Appello che partirà tra meno di una settimana. Chiedono che vengano inserite come prove le testimonianze dei vicini, in particolare quella di Maria Cristina che ha parlato in esclusiva a Le Iene (senza mai essere stata sentita dagli inquirenti), le intercettazioni della famiglia Ciontoli e l’audio della telefonata al 118 con le urla del ragazzo

Tra meno di una settimana, l’8 luglio, partirà il nuovo processo d’Appello per l’uccisione di Marco Vannini nei confronti di tutti i componenti della famiglia di Antonio Ciontoli dopo la morte del ragazzo la sera del 17 maggio 2015 nella loro villetta di Ladispoli. Gli avvocati della famiglia Vannini hanno depositato un’istanza perché vengano considerate anche le testimonianze clamorose e i nuovi elementi raccolti in tutti questi anni di cui vi abbiamo raccontato con Giulio Golia e Francesca Di Stefano questo caso con vari servizi e uno Speciale (trovate tutto in fondo all’articolo. Dalla testimonianza della vicina di casa, mai sentita prima d’ora dagli inquirenti, a quella degli infermieri dell'ambulanza arrivata a casa Ciontoli. Dall’audio della telefonata al 118 recentemente “ripulito” da EMME TEAM in cui sono state decifrate le ultime parole di Marco alle intercettazioni ambientali dei giorni successivi alla morte del ragazzo. Sono questi gli elementi per i legali dei Vannini da inserire nel nuovo processo d’Appello, dopo che la Cassazione in febbraio ha annullato la sentenza di secondo grado precedente in cui Antonio Ciontoli, che sostiene di aver sparato al fidanzato della figlia per errore, veniva condannato a 5 anni per omicidio colposo dopo i 14 anni decisi invece in primo grado.

LA TESTIMONIANZA ESCLUSIVA A LE IENE DELLA VICINA


“Sono stata vent’anni sotto una famiglia di assassini”. Maria Cristina, che abitava sotto la famiglia Ciontoli, ha parlato per la prima volta in esclusiva a Le Iene, come potete vedere nel servizio qui sopra. Lei era in casa la sera della tragedia e dice di aver sentito tutto: non ne ha mai parlato prima non solo con i giornalisti ma anche con gli inquirenti che non l’hanno mai convocata. 

Dice di essere l’ultima persona che ha visto Marco vivo a parte i Ciontoli, di non essere sicura di aver sentito la voce di Antonio Ciontoli da sopra, di aver sentito una discussione, poi “un botto”, il silenzio, poi di nuovo una gran confusione. Anche lei racconta di aver sentito Marco dire: “Scusa Martina”. Poi dice di aver sentito le sue urla. Inoltre sostiene che la sera della morte di Marco Vannini la macchina di Antonio Ciontoli non era nel solito posto dove la metteva da 20 anni. In quel punto sarebbe ricomparsa solo dopo l’arrivo dei soccorritori. Secondo i legali dei Vannini, questa testimonianza assieme a quella dei due medici del 118 andrebbe inserita nel processo. Aiuterebbero a capire che cosa sia accaduto in quella casa nei 100 minuti tra lo sparo “ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli” che “rimase inerte ostacolando i soccorsi”, come ha scritto la Cassazione aggiungendo che la morte del ragazzo sarebbe “la conseguenza sia delle lesioni causate dallo sparo che della mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l'effetto infausto".

LA TELEFONATA CON LE URLA DI MARCO


 

 

In quei 100 minuti sono avvenute le chiamate, poi annullate, al 118. “Dov'è il telefono, portamelo, portami il telefono, mi fa male, mi fa male il braccio. Ti prego basta, mi fa male, portami il telefono”. Sarebbero queste le ultime parole pronunciate da Marco nel salotto dei Ciontoli, in base alla ricostruzione di EMME TEAM, una società americana in prima linea anche nella lotta al revenge porn (come vi abbiamo raccontato qui). Le parole pronunciate da Vannini raccontano l’agonia di quegli interminabili minuti, prima che vengano attivati i soccorsi. Ma questo non è il solo audio mai entrato nel processo, ci sono anche le intercettazioni ritenute irrilevanti dei giorni successivi alla morte del ragazzo.

LE INTERCETTAZIONI DELLA FAMIGLIA CIONTOLI


“Dovete umilmente prostrarvi ai piedi dei genitori di Marco perché se questi si presentano e ricorrono come parte civile a tuo padre lo mettono col sedere sotto il marciapiedi”. Lo ha detto al telefono Salvatore Ciontoli, padre di Antonio Ciontoli nonché nonno di Federico. Sono i dettagli che emergono dalle intercettazioni telefoniche a neanche 48 ore dall’omicidio di Marco Vannini (clicca qui per il servizio). È il 19 maggio 2015 alle 17.58 Salvatore Ciontoli chiama il nipote e gli consiglia quale strategia debbano avere con la famiglia Vannini che non vuole avere alcun contatto con la loro. Questa e tante altre intercettazioni non sono mai entrate nel processo. In quelle stesse ore Alessandro Carlini, cugino di Marco, rimprovera Martina Ciontoli: “La prima cosa che ha detto tuo fratello appena arrivato al pronto soccorso non è stato per Marco, ma ‘Papà perde il posto di lavoro cerchiamo di non far sapere niente’”.

Per mercoledì prossimo è fissata la prima udienza a esattamente 5 mesi dalla sentenza di Cassazione. “È una cosa che aspettavamo e ha ridato quel sorriso che a Marina mancava da tanto tempo”, ha detto Valerio Vannini, il papà di Marco dopo la sentenza del febbraio scorso. “È vero, mi ha detto: è la prima volta che ti vedo il sorriso come quando c’era Marco”, conferma Marina Conte, la mamma di Marco. “Mio figlio se la merita giustizia. L’hanno lasciato morire a 20 anni, lui si poteva salvare”.

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Per i giudici della prima sezione della Cassazione, Antonio Ciontoli “era consapevole di avere esploso un colpo di pistola, di aver colpito con un proiettile che era rimasto all'interno del corpo della vittima, e rappresentandosi la probabilità della morte, fece di tutto per occultare le proprie responsabilità, prima rifiutandosi di chiamare i soccorsi e poi, a fronte della chiamata fatta dal figlio, rassicurando i soccorritori sul fatto che non serviva un loro intervento”.

Nelle settimane successive alla sentenza della Cassazione è emerso un nuovo clamoroso elemento. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, come vi abbiamo raccontato sempre con Giulio Golia, ha promosso un’azione disciplinare contro Alessandra D’Amore, la pm che ha indagato sull'omicidio del ragazzo morto ad appena 20 anni: secondo il ministero potrebbe aver violato i doveri di diligenza e laboriosità.

Non si è fatta attendere pochi giorni dopo la risposta della procura di Civitavecchia. Con Giulio Golia abbiamo risposto punto per punto a tutti i dubbi attorno alla vicenda. A partire dagli interrogativi attorno al luogo del delitto: perché non è stata sequestrata la villetta? Perché poi Antonio Ciontoli avrebbe accompagnato i carabinieri nel sopralluogo nell’appartamento? E ancora: perché non sono stati sentiti tutti i testimoni e i vicini di casa? (Qui le domande ancora senza risposta). L’8 luglio inizierà il nuovo processo d’Appello per la morte di Marco Vannini a 5 mesi esatti dalla sentenza di Cassazione.

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