Emme Team
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CHI E' EMME TEAM

 

EMME è specializzato nell'aiutare i proprietari del Diritto d'Autore a proteggere le loro opere e proprietà artistiche contro la PIRATERIA, nel monitoraggio della propria reputazione in rete con un servizio di WEB REPUTATIONnel fornire assistenza investigativa e legale alle VITTIME DEL WEB, nella lotta contro REVENGE PORN e PEDO-PORNOGRAFIA.

EMME è un trade mark statunitense sotto il quale studi legali e professioniali negli Stati Uniti d'America e in Europa, lavorano insieme per dare assistenza a tutti coloro che hanno bisogno di risultati immediati nell'ambito informatico e internet, un team che grazie alle leggi statunitensi è in grado di aiutare chiunque, specialmente chi non può permettersi di pagare esorbitanti spese legali.

 

EMME non è una società italiana, è un marchio creato per aiutare chi ha bisogno.

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IL CASO MARIO BIONDO

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Mario Biondo, svolta nella morte del

cameraman trovato impiccato:

«In casa non era solo»

 

Nella notte, tra il 29 e il 30 maggio 2013, quando 

Mario Biondo è morto, nel suo appartamento di

Madrid c'era qualcun altro. Un cellulare si era

collegato alla rete wifi.

 

È l'ultimo capitolo del giallo sul cameraman palermitano,  sposato con il volto noto della Tv spagnola Raquel Sanchez

Silva e trovato impiccato a una libreria con un foulard. Dopo le indagini lacunose della autorità spagnole, che avevano chiuso il caso come un suicidio, le bugie della moglie interrogata dai pm di Palermo, i problemi di giurisdizione e una richiesta di archiviazione respinta dal gip, il fascicolo, adesso, è nelle mani della procura generale siciliana, che lo ha avocato. E la EMME TEAM, il pool di consulenti italo-americani che ha effettuato ancora accertamenti per conto della famiglia di Biondo, ha fornito agli inquirenti nuovi elementi che potrebbero essere decisivi. 

IL WIFI - Dallo studio dei profili social di Biondo e grazie ai sistemi di identificazioni degli indirizzi IP e delle attività internet, possibili negli Stati Uniti, i consulenti della famiglia hanno accertato che due smartphone avevano accesso alle pagine Facebook e Twitter della vittima e proprio tra il 29 ed il 30 Maggio 2013, sera della morte, controllavano le attività social del cameraman. Uno dei due cellulari inoltre sarebbe stato connesso al wifi dell'appartamento. La notte della morte Mario avrebbe usato Facebook per comunicare con i fratelli. Alle 00:48 uno dei due dispositivi scoperti dalla consulenza avrebbe agganciato il wifi e sarebbe dunque stato usato nell'appartamento, mentre il secondo smartphone sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell'abitazione. Entrambi i dispositivi sarebbero stati nuovamente utilizzati in casa di Biondo alle 19 del 30 maggio, quando all'interno erano presenti le forze dell'ordine. Emme Team, su incarico della famiglia della vittima, assistita dall'avvocato Carmelita Morreale, sta lavorando per tracciare una mappa degli spostamenti fatti, tra il 29 ed il 30 maggio 2013, dai due dispositivi. Dalle verifiche è anche emerso che qualcuno, quella notte, ha usato la carta di credito del cameraman in un night, tra le 2:08 e le 2:53.

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Emme Team - Posts | Facebook

 

COME SONO STATE SCOPERTE LE NUOVE PROVE (INTERNET) SULLA MORTE DI MARIO BIONDO

 

Nelle settimane passate, persone che non hanno mai avuto modo di leggere la consulenza tecnica finale del caso Mario Biondo, hanno voluto dare ogni tipo di giudizio e commento negativo, cercando di smentire chi invece ha avuto l’occasione di studiare le carte ed in seguito ha pubblicamente confermato l’attendibilità delle nuove prove.

Per questo motivo, dopo l’uscita dell’ultimo articolo su Giallo della scorsa settimana, che ha raccontato i progressi ottenuti sul caso Biondo grazie a Emme Team e ai legali, considerando che ancora circolano informazioni non corrette, abbiamo ritenuto necessario fare un pò di chiarezza su come si è scoperto chi era con Mario quella notte, mostrando nel limite del possibile (dati sensibili coperti) come siamo riusciti a risolvere il caso e, cosa più importante per quanto triste, come sarebbe stato possibile farlo da subito. Abbiamo cercato di semplificare il più possibile la descrizione di questo procedimento. Per ogni passaggio troverete una fotografia corrispondente e scoprirete che il procedimento può essere usato in ogni investigazione (vedi presunti suicidi Cantone e Casini), specialmente quando un caso viene archiviato in fretta, nascondendo ai giudici informazioni fondamentali su cosa realmente è accaduto (come nel caso di Mario, come avrete modo qui di vedere con i vostri occhi).

Vi chiediamo la pazienza di leggere fino alla fine, nella speranza che sia questo un post utile, specialmente per chi è interessato a verificare se qualcuno controlla o ha controllato in passato il proprio profilo Facebook, Instagram o Twitter e finalmente conoscere quella procedura che vi permette di identificare chi vi perseguita online, tramite l’uso di profili fake.

Auguriamo un buon lavoro all’Avv. Carmelita Morreale, con cui abbiamo l’onore di combattere insieme per dare giustizia a Mario e grazie sempre a Santina D'Alessandro Biondo e Pippo Biondo.

Buona lettura.

FOTO 1

Quando la famiglia Biondo si è rivolta a Emme Team, ci sono state consegnate le copie forensi ed i backup dei dispositivi informatici in uso a Mario, incluso le copie dei contenuti delle pagine social scaricate dalla Polizia Giudiziaria. In questi documenti era presente la consulenza tecnica dell’esperto nominato all’epoca. Sfortunatamente, il consulente ha erroneamente dichiarò che: “Da una prima analisi emerge che si trattava di un account scarsamente utilizzato dal BIONDO. Risultano alcuni messaggi relativi agli anni 2010 e 2011”. Possiamo affermare pubblicamente “erroneamente” grazie a quanto segue.

FOTO 2

Le dichiarazione resa dall’esperto nominato della Procura non corrispondevano al vero, in quanto non solo l’account Facebook in questione era attivo e utilizzato da Mario ogni giorno, ma tuttora contiene al suo interno l’intera collezione dei Log-in di accesso, il salvataggio dei messaggi e informazioni che dimostrano l’uso di quell’account anche da parte di sconosciuti, permettendo nel contempo la geo-localizzazione dei suddetti estranei, oltre ad un’incredibile ed importante serie di dati che mettono in luce quanto è realmente accaduto a Mario Biondo.

FOTO 3

Non solo, come potete vedere, era presente l’intera collezione degli Indirizzi IP connessi, con le relative informazioni, incluso: dove (tracciature IP e/o coordinate), quando (data e ora), con quale dispositivo, sistema operativo e tipo di browser per la navigazione e/o applicazione usati.

FOTO 4

Dalla raccolta di quelle informazioni è stato possibile catalogare ogni IP connesso e quale dispositivo era stato utilizzato, smentendo definitivamente la dichiarazione del consulente della Procura.

FOTO 5

Dalla tracciatura degli indirizzi IP (verificati anche da società esterna al nostro team) è stato possibile ottenere una vera e propria mappa, essendo quegli stessi dispositivi rimasti collegati al profilo. Questo grazie al fatto che dopo la morte di Mario, un consulente della famiglia si prese carico di far certificare (periodo 2013-2014) le tracciature di quegli IP ,affidandosi ad una compagnia specializzata nel settore. Informazione che però venne in seguito ignorata dai consulenti dell’epoca. Questo fino al nostro arrivo. Grazie al recupero di quei dati (ripetiamo, già in possesso della Polizia Giudiziaria e dei PM dell’epoca – sono stati i loro uffici a fornirci le copie) siamo stati finalmente in grado di ottenere anche la posizione esatta delle persone coinvolte (geo-localizzazione).

FOTO 6

Se questo non bastasse, le forze dell’ordine di Madrid erano entrate in possesso anche delle intestazioni dei contratti telefonici e a chi i relativi dispositivi erano in uso, facendosi consegnare i tabulati telefonici di Mario e da quelli, l’identificazione delle persone che erano in contatto con lui quella notte. Ma il non aver fornito i dati internet (Indirizzi IP, tracciature, orari e geo-localizzazioni) presenti negli account social della vittima, dichiarando che non vi erano queste informazioni all’interno dei backup, non ha mai permesso il confronto e da questo l’identificazione. Fino ad ora.

FOTO 7

Per poter ottenere infine un’ulteriore conferma dei dati, Emme Team ha infine utilizzato il metodo D.M.C.A. (Digital Millennium Copyright Act), ovvero l’identificazione di persone che hanno abusato del copyright di una persona. Essendo questi individui entrati all’interno di un profilo privato (quello di Mario), con accesso ed uso non autorizzato del diritto d’autore (nella fattispecie rappresentato dalle immagini personali, dai selfie, dai testi e dai contenuti, legalmente di proprietà della vittima), negli Stati Uniti è possibile chiedere il controllo dell’attività in rete ed il tabulato internet del traffico generato dai loro dispositivi. Grazie anche al fatto che queste informazioni sono salvate dai gestori dei servizi internet e non vengono distrutte dopo 2 anni o dopo 6 mesi, come in altri Paesi (incluso l’Italia). In Corte statunitense si richiede la corrispondenza degli IP e l’identificazione di chi ha effettuato l’accesso abusivo, violando il diritto sui contenuti di Mario. A seguito della richiesta e dimostrazione dell’abuso, la Corte obbliga Facebook (o Twitter) a consegnare ogni informazione in loro possesso. Specialmente da quando nell’Agosto 2020, Emme Team ha ottenuto un precedente importante, dove il Giudice (caso di un furto d’identità di una minore italiana) ha decretato e ordinato al social network di consegnare ai legali Emme Team ogni informazione utile all’identificazione. Ogni informazione!!!

FOTO 8

Infatti, contro ogni falsa dichiarazione (o fake news) che alcuni concorrenti cercano di diffondere, con questa procedura siamo in grado di ottenere, direttamente da chi custodisce i dati, il traffico internet generato sull’account, illegalmente utilizzato. Qui di seguito quanto ha ordinato il Giudice (vedi immagine del documento) tradotto in italiano:

FACEBOOK/INSTAGRAM SONO COMANDATI di produrre orario, data e luogo dei documenti illegalmente diffusi (in questo caso foto rubate da un profilo Instagram e usate per l'apertura di un fake account), le informazioni archiviate elettronicamente o oggetti, per consentire l'ispezione, la copia, il collaudo o il campionamento del materiale: informazioni sufficienti ad identificare la persona responsabile del caricamento e della distribuzione dei materiali in violazione, identificati nella lettera di accompagnamento allegata (richiesta di Subpoena). Questo include il nome della persona, l'indirizzo fisico, l'indirizzo IP, il numero di telefono, l'indirizzo e-mail, le informazioni di pagamento, gli aggiornamenti dell'account e la cronologia dell'account. Come potete leggere: incluso le informazioni di pagamento.

In risposta a chi ha affermato erroneamente l’opposto: SI, in caso di violazione dal traffico generato, se in possesso del gestore internet, il Giudice ordina di fornirci anche le carte di credito (metodi di pagamento) e ogni informazioni utile all’identificazione.

FOTO 9

Ottenuto il traffico e gli Indirizzi IP corrispondenti, il confronto con i dati erroneamente dichiarati inesistenti all’epoca dal consulente della Procura, conferma definitivamente la presenza di più persone.

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Speriamo grazie a questo post che tutto ora sia chiaro, malgrado qualcuno tenterà nuovamente di dire l’opposto. Magari quegli stessi account fake usati per insultare il nostro team e le famiglie delle vittime, oltre a molti altri nostri clienti. Quei fake account che abbiamo nel frattempo poteuto identificare, utilizzando il medesimo procedimento, e che sono ancora online il tempo necessario che le denunce depositate, insieme con la loro identità, siano gestite dalla Procura della Repubblica.

Se qualcuno ha avuto accessi abusivi o si è trovato con la propria immagine su profili che non conosce o è persequitato da fake account usati per attaccare l’immagine e la vita delle persone, può mandarci un messaggio o andare sul website www.emme.team dove trova il modulo per i contatti.

In un futuro prossimo, prepareremo anche un post che possa spiegare a tutti, proprio a tutti, perchè le sentenze statunitensi che permettono l’ottenimento di questo dati e la loro certificaizone possono essere usati in Italia, per porre fine a stalker, diffamazione dietro fake account e furti d’identità.

GIALLO - 18 AGOSTO 2021

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MARIO BIONDO - STORIE ITALIANE                                                                                   23 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - STORIE ITALIANE PARTE 1                                                                       7 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - STORIE ITALIANE PARTE 2                                                                      7 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - TG5 ORE 20.00                                                                                       10 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - TG5 ORE 20.00                                                                                         6 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - TG5 ORE 13.00                                                                                         6 APRILE 2021

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MARIO BIONDO - TG3                                                                                                           6 APRILE 2021

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Mario Biondo non era solo quando morì, svolta nel caso del cameraman trovato impiccato in Spagna

Un team di consulenti Usa deposita analisi sul traffico della rete Wifi

 

Potrebbe essere vicino a una svolta il giallo sulla morte di Mario Biondo, il cameraman palermitano trovato impiccato nella sua casa di Madrid nel 2013. Il caso, dopo la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo, è stato avocato dalla Procura generale che, come i familiari della vittima, non crede alla tesi del suicidio. Agli atti del fascicolo da oggi si aggiunge la consulenza di EMME TEAM, un gruppo di legali e paralegali italo-americani incaricato di svolgere indagini difensive per conto della famiglia di Mario.

Dal lavoro dei tecnici, esperti di reati consumati sul web, emergerebbe che Biondo, contrariamente a quanto ritenuto finora, al momento della morte non era solo in casa e che qualcuno ha usato la sua carta di credito in un night di Madrid, poco distante dalla sua abitazione, tra le 2:08 e le 2:53 del mattino, quindi dopo il decesso. Sposato con la conduttrice Raquel Sanchez Silva, presentatrice della versione spagnola de "L'Isola de famosi", il giovane fu trovato impiccato ad una libreria di casa. All'epoca nessuna indagine fu svolta dalle autorità spagnole che da subito parlarono di suicidio.

La Procura di Palermo aprì però una indagine per omicidio e, tramite rogatoria, sentì diversi testimoni tra cui la moglie della vittima . Non avendo individuato elementi utili a proseguire l'inchiesta, chiese l'archiviazione. Una scelta non condivisa dalla Procura generale che ha avocato il caso e disposto la riesumazione del corpo. Troppi, secondo i magistrati, i lati ancora oscuri della vicenda. Dal doppio segno di stretta sul collo del cameraman, alle contusioni trovate sulla fronte di Biondo. Infine, la scena del crimine. I consulenti della famiglia, che da sempre sostiene la tesi dell'omicidio, ritengono sia impossibile che gli oggetti esposti sulla libreria siano rimasti al loro posto, come si evince dalle foto scattate dopo il ritrovamento.

Lo strangolamento provoca spasmi che i tecnici hanno paragonato ai movimenti derivanti da un sisma, quindi sarebbe inspiegabile il fatto che le due piume poggiate su una mensola non siano cadute. Il team di consulenti italo-americani, che ha effettuato i nuovi accertamenti per conto della famiglia, dallo studio dei profili social di Biondo e grazie ai sistemi di identificazioni degli indirizzi Ip e delle attività internet, ha accertato che due smartphone avevano avuto accesso alle pagine Facebook e Twitter della vittima e proprio tra il 29 ed il 30 maggio 2013, sera della morte, controllavano le attività social del cameraman. Uno dei due cellulari inoltre sarebbe stato connesso al wi-fi dell'appartamento. Alle 00:48 uno dei due dispositivi scoperti dalla consulenza avrebbe agganciato il wifi e sarebbe dunque stato usato nell'appartamento mentre il secondo sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell'abitazione.

Entrambi i dispositivi sarebbero stati nuovamente utilizzati in casa di Biondo alle 19 del 30 maggio, quando dentro erano presenti ancora le forze dell'ordine che avevano trovato il cadavere. Il lavoro del team di consulenti si svolge essenzialmente negli Usa dove si trovano i server dei social più diffusi. Emme Team è un marchio libero di cui fanno parte 16 studi legali e 20 professionali, un pool che in casi particolari lavora anche pro bono e che fornisce consulenze giuridiche e investigazioni private. Solo in Italia ha risolto o contribuito a risolvere 926 casi.

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